Parliamo di Architettura ?

Parliamo di Architettura ?
Parliamo di Architettura ?

In rete le pagine riferite all’architettura sono generalmente strutturate così: un accattivante simbolo grafico in prima pagina che cliccato con il mouse (oltre a mettere in moto il subdolo cookie) vi rimanda ad un nutrito indice tematico e di link vari. Sopra campeggia il bravo banner pubblicitario e sotto tutta una serie di riferimenti a pagine con articoli scritti dai soliti noti, con il solito linguaggio, la solita enfasi di chi ha sempre avuto tutto dalla vita, o come direbbe una nota pubblicità: “non deve chiedere mai…”.
Ma gli altri? (ed in questa categoria mi ci metto anch’io) gli sfigati, i sognatori, quelli che la professione se la sono sudata, quelli che fanno in silenzio la fila davanti ai vari uffici del potere, quelli che soffrono quando vedono l’ennesimo esempio d’ignoranza edilizia, quelli che vorrebbero parlare di Architettura e si ritrovano a discutere di normative, per riassumere: ma quelli che ancora pensano… dove li mettiamo?
Ahoo! Sveglia! Non nego che curiosare tra i vari link sia a volte utile e divertente, ma possibile che a nessuno non sia mai venuto in mente di esprimere un’opinione, un dubbio, un’idea sull’architettura? Siete tutti pienamente soddisfatti del Vostro lavoro?, allora ve ne potete entrare qua ingresso soddisfatti
se invece fate parte della categoria “sognatori”… questa è la Vostra pagina! Raccontate le Vostre dannazioni professionali, la Vostra idea di architettura, le Vostre peripezie lavorative, il Vostro mattoncino maldigerito… sarà tutto raccolto in questa pagina. Chi lo sà che un giorno, mattoncino su mattoncino non si riesca a costruire qualcosa di utile… L’autore
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Naturalmente è solo un’utopia e un breve intrattenimento, benchè fornito di documentazione […] per il gentilissimo lettore. Una parabola, oppure (benchè alquanto prematura) parafrasi del terzo millennio dopo Cristo. (B. Taut, Die Auflosung der Stadte, 1920)
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Qui trovate un elenco di motori di ricerca inerenti l’architettura:
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: Febbraio 2002
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ETICA ED ESTETICA

ETICA ED ESTETICA
ETICA ED ESTETICA

di Sandro Lazier

Caro architetto, il tema proposto da Fuksas è così centrato che, purtroppo ma infatti, nessuno lo ha dibattuto nella tua rubrica. Dopo vent’anni di merda storicista e postmoderna finalmente si ha il coraggio di riconsegnare all’estetica la sua funzione ed il suo significato etico.
Basta con “il bello”, l’armonia consolatoria, “l’estetica normativa” catechizzata dalla pseudocultura universitaria che pretende di insegnare quello che non può essere insegnato. Chi pensa veramente di avere la verità in tasca?

E cos’è l’architettura? E’ niente, vuoto, aria, ma serve per respirare; quindi un fatto etico. L’arte non è utile e non dice nessuna verità. Ma serve per vivere e per morire;quindi un fatto autenticamente etico.

Cos’è l’estetica se non lo strumento per rifondere dignità e consenso anche al peggiore dei sacrifici umani? I grandi altari e le sontuose cerimonie un tempo rendevano giusto il martirio degli infanti o il cannibalismo religioso. I cristiani di oggi, con il mezzo di una secolare ed affascinante liturgia, non si cibano forse di un uomo? Perché i potenti di tutta la storia si sono sempre circondati di opere d’arte? Perché le uniformi militari sono belle ed affascinati? Perché la guerra è uno spettacolo esteticamente grandioso?

L’estetica, come dice il filosofo Popper, è fondamentalmente un fatto religioso (quindi etico). Ed è uno strumento micidiale: ti permette di uccidere bambini o glorificare ladri e prepotenti. Veramente vogliamo lasciare quest’arma nelle mani solo degli architetti saccenti, indottrinati e insudiciati di “gustosa bellezza”?

Ti allego tre scritti, due miei e uno dell’amico Prof. Bruno Zevi, che dovrebbero chiarire ed approfondire meglio la diade estetica-etica.

Su: “Bruno Taut e l’architettura di cristallo”.

Su: "Bruno Taut e l'architettura di cristallo".
Su: “Bruno Taut e l’architettura di cristallo”.

da nico
Sono uno studente di architettura a Milano; devo fare una ricerca (di 6000 caratteri) dal titolo “Bruno Taut e il cristallo”. Vorrei chiederle secondo lei quali sono i punti nodali all’interno di un tema così vasto (è doveroso parlare dell’espressionismo in generale per contestualizzare? o fare una digressione sugli autori filosofici romantici da cui Taut prende spunto?), quali opere è opportuno citare (oltre al Padiglione di Vetro) e dove posso trovare immagini adatte. Nel caso se mi può indicare una ricca bibliografia. Infine ma più importante può esprimere il suo personalissimo giudizio su questo autore in modo da avere un punto di confronto nell’analisi.
Grazie infinite.

Credo che la cosa più complicata sia contare i 6000 caratteri… L’opera giovanile ed innovativa di Bruno Taut deve essere collocata innanzitutto nel suo preciso ambito storico, la fine della prima guerra mondiale, e nella conseguente voglia del popolo tedesco di ricostruire e ricostruirsi moralmente tramite la forza del confronto e del dialogo. Bisogna tener conto che la Germania uscì dal conflitto in condizioni economiche disastrose. e che la neonata repubblica stentava a crescere sotto la pressione dei debiti di guerra pesantemente imposti dagli Stati vincitori.
La nascita spontanea dei Consigli degli operai, in un clima di solidarietà sociale, furono da esempio per la nascita tra i giovani architetti tedeschi, di raggruppamenti come il Novembergruppe (gruppo di novembre) con l’intento di un’architettura non più considerata come esperienza di una elìte, ma come frutto di una collaborazione unitaria per il bene comune.
In seguito la creazione dell’Arbeitstrat fur Kunst (Consiglio del lavoro per l’Arte) allargò la partecipazione a scultori, pittori e scrittori nella costruzione di un “universale progetto costruttivo utopistico”, l’architettura quindi come unione di tutte le arti.
Stiamo parlando di gruppi (in seguito verrà creata la Glaserne Kette -collana di vetro-) che riunivano personaggi del calibro di: Walter Gropius, Adolf Behne, Otto Bartning, Bruno e Max Taut, Hermann Finsterlin, Erich Mendelsohn, Hans Poelzig e tanti altri grandi nomi dell’architettura moderna. Tutti, a causa della grande guerra, bloccati in una forzata inattività, ma tutti desiderosi di far parte di una esperienza deliberatamente utopistica (data l’impossibilità di un’alternativa) ma in grado di fornire un’occasione di confronto per maturare un linguaggio da utilizzare in un futuro di pace e prosperità.
Questa premessa è fondamentale per inquadrare chi, in quest’opera di aggregazione e dibattito, ne diventò il centro motore: Bruno Taut. Inizialmente non figura singola, ma integrata in un gruppo con la precisa finalità di un’architettura come risultato della simbiosi di tutte le arti. Da qui l’accostamento con l’arte espressionista non tanto per definire un nuovo tipo di figuratività, ma per delineare un nuovo modo aggregativo di concepire l’arte, e quindi l’architettura, nell’ambito sociale in cui si compie. Importante per la divulgazione di questo dibattito la funzione delle riviste. Bruno Taut come editore e direttore fondò Fruhlicht. Il breve periodo di pubblicazione (1920-’23) segnò il passaggio dall’utopia (omaggio a Scheerbart e alla sua Glasarchitektur) alla realtà delle prime Siedlungen (edifici plurifamiliari) di Magdeburgo. Il periodo Scheerbartiano legato all’utopia delle architetture di cristallo, era stato affrontato in precedenza da Bruno Taut (1918) con l’opera “L’architettura alpina” una serie di disegni di immaginarie costruzioni in vetro pensate nello scenario enfatizzante dell’arco alpino.
L’incarico come ingegnere capo del comune di Magdeburgo (1922) segnerà la fine del periodo utopistico e l’inizio di interessanti esperimenti come l’uso del colore a livello urbano. Visto che il tema é: Taut e il cristallo, penso convenga non addentrarsi alle esperienze della maturità ma soffermarsi sul periodo giovanile dove, credo, il Padiglione dell’acciaio alla esposizione della costruzione di Lipsia del 1913 e il Padiglione del vetro al Werkbund di Colonia, rappresentano gli unici esempi di ricerca sull’uso del vetro in archittettura.
Mi chiedi un giudizio personale… la storia dell’architettura è sempre stata contraddistinta da grandi individualità, l’esperienza dei gruppi e delle riviste nati nel centro europa dopo la prima guerra mondiale ha segnato una grande svolta sul modo di concepire l’architettura partendo dalla coralità del dibattito.
Bruno Taut in questo contesto è stata una figura aggregante predominante, anche se in seguito il suo nome è stato adombrato dai suoi colleghi forse più fortunati o più attenti alla carriera professionale.
Resterò sempre affascinato dalla sua Stadtkrone, il sogno di una città basata sull’aggregazione sociale e coronata dall’edificio simbolo che rappresenta la scienza, la cultura, il gioco, lo sport, ma non il potere. L’architettura quindi come simbolo di pace e fratellanza…
Ma su questi temi si potrebbe scrivere fiumi di parole, cercati i testi che allego in bibliografia e vedi di sintetizzare il più possibile.
Spero di esserti stato d’aiuto. Un saluto ed un in bocca al lupo, Riccardo.

Bibliografia:
F. Borsi e G. K. Koenig: L’architettura dell’espressionismo Vitali e Ghianda 1967 (fondamentale)
P. Scheerbart: Architettura di vetro Piccola biblioteca Adelphi 1982
G. Ricci: La cattedrale del futuro Bruno Taut 1914-1921 Officina Edizioni Roma 1982
G. C. Argan: L’estetica dell’espressionismo Marca Tre 8-9-10 Lerici ed.
V. Gregotti: L’architettura dell’espressionismo Casabella 254 1961

da nico
Grazie è stato molto utile, ma mi è sorto un dubbio: cosa intendi con il termine UTOPIA e perchè non usi IDEALE. Non so se mi spiego, in ogni caso nei testi che ho letto questa questione era piuttosto controversa, e c’è chi parla di utopia-concreta (Giacomo Ricci)o chi dice che sebbene non vi sia un’utopia architettonica, è presente un’utopia sociale (Vittorio Ugo). Non ho più molto tempo, Martedì devo consegnare la ricerca, ma apprezzo il suo aiuto. Grazie nico

Utopia su Zanichelli:
Concezione immaginaria di un governo o di una società ideali. Il termine (dal gr. ou ‘non’ e topos ‘luogo’ ossia ‘luogo che non esiste’), fu coniato da Tommaso Moro che lo pose come titolo dell’opera (1516) in cui presenta il suo modello ideale di società, fondato sull’assoluta uguaglianza economica e giuridica dei cittadini. A partire dal rinascimento, che vide nascere sulla scia di quella di Tommaso Moro numerose opere analoghe (es. Città del sole di T. Campanella, Nova Atlantis di F. Bacone), esso passò a designare l’elaborazione di un sistema politico ideale che, pur non costituendo un reale progetto, si presenta come un possibile fine dell’attività politica, opponendo contemporaneamente una serrata critica ai sistemi istituzionali presenti. In questo senso la prima u. può essere considerata la Repubblica di Platone. L’apparizione della Società degli uguali (1797-98) di J.F. Babeuf segnò l’inizio delle utopie a sfondo socialista che, prima della formulazione del marxismo, propugnarono un modello di società comunistico su generici ideali di armonia, solidarietà e pace sociale. Alcuni filosofi politici del sec. XX (E. Bloch, T.W. Adorno) hanno rivalutato il ruolo dell’ u. in quanto, pur rimanendo irrealizzabile nella sua completezza, essa riveste un’importante funzione propulsiva all’interno dei processi storici.

La ricerca di una società ideale o, nel caso della Stadtkrone di Taut, di una città per una società ideale è la base dell’utopia. Il termine “utopia-concreta” mi pare un controsenso… vedi un po’ tu… ciao, Riccardo.

Hermann Finsterlin

Hermann Finsterlin
Hermann Finsterlin

Tratto da una autobiografia.

“Ripresi contatto con il mondo esterno a causa di una esposizione di artisti sconosciuti, pubblicata da Walter Gropius su un giornale che leggevo “per caso”. In quel periodo soffrivo di una strana avversione inesplicabile per l’abitare in cubi, per superfici piane ed angoli e per le casse da oggetti domestici, alias mobili. Nello svegliarmi e nel fantasticare il mio sguardo si rifiutava d’essere rimbalzato da muri orizzontali e verticali, voleva invece essere lisciato da forme complicate, simili a quelle delle caverne perfette o ad organi giganteschi dei miei sogni, da un mondo ricco, vitale eccitante, simile a quello offerto giornalmente ed esclusivamente – e soltanto in apparenza un caleidoscopio amorfo – dalla montagna”.

Per il movimento Espressionista tedesco ho trovato alcune pagine web che parlano di Bruno Taut: e ziggy.c.u-tokyo.ac.jp (dove sono in mostra le sue tavole sull’architettura alpina) consigliandovi comunque di aprofondire l’argomento con la visione del libro “L’architettura dell’espressionismo” di F. Borsi e G. K. Koenig da cui ho ricavato questo estratto su Hermann Finsterlin

Qualche riflessione dell’ autore sull’architettura di cristallo di Bruno Taut partendo dalla domanda di uno studente di architettura.

Da leggere l’articolo di Ada Francesca Marcianò “Per sconfiggere la notte della terra” sulle aspirazioni universalistiche delle avanguardie artistiche.

Fondamentale l’apporto del movimento Olandese”De Stijl” capeggiato da Theo van Doesburg in una monografia di “archINFORM” utilissimo sito di ricerca in architettura. Non dimenticate comunque di visionare il libro “De Stijl” di Giovanni Fanelli, edizioni Laterza.

matita

Un pensiero deve andare al grande Bruno Munari (firma) da giovane appartenente al movimento Futurista. Merita una lettura il suo libro “Design e comunicazione visiva”.

Da leggere la relazione di Bruno Zevi Paesaggistica e grado zero della scrittura architettonica inviataci da Sandro Lazier, una serie di appunti di viaggio sull’architettura moderna.

Di Sandro Lazier il “giornale di critica dell’architettura”

I DIBATTITI

I DIBATTITI
I DIBATTITI

La Pagina del Dibattito 1 Aggiornata all’Ottobre del 1998. Siamo all’inizio, si parla un po’ di tutto.

La Pagina del Dibattito 2 Aggiornata al Febbraio del 1999. Interventi di Paolo Chinellato e Stefano Domeniconi con un articolo su “l’urbanistica nei piccoli centri”. Si parla di “etologia” e del ruolo sociale dell’architettura.

La Pagina del Dibattito 3 Aggiornata al Marzo del 1999. C’è chi vorrebbe parlare di “Eisenman”, “Moss”, “Calatrava” e chi di “Finsterlin”.

La Pagina del Dibattito 4 Aggiornata al Maggio 1999. Francesco Sorrentino ci parla di Bioarchitettura e Claudio Catalano di “architettura ed informatica”.

La Pagina del Dibattito 5 Aggiornata al 22 Settembre 1999. Si parla di articoli apparsi sulle riviste “Costruire” ed “Abitare”, di concorsi di progettazione dove regnano non troppo velate “scorciatoie”, dei problemi dell’insegnamento e c’è chi ci manda a “cagare…”

La Pagina del Dibattito 6 Aggiornata al 25 Ottobre 1999. Una lettera di un “quasi ingegnere” introduce un sondaggio sulla scelta tra il lavoro in proprio o da dipendente, c’è chi protesta e chi ci da del “frustrati…”

La Pagina del Dibattito 7 Aggiornata al 3 Novembre 1999. Si riparla di frustrazioni, di accesso, di circolazione di idee e progetti, con una parentesi sul futurismo di Jacovitti introdotta da Maurizio Castelvetro. Aggiornata al 22 Novembre 1999 (la seconda parte). Si parla di arte, di “etica ed estetica” con l’iniziativa di Massimiliano Fuksas a Venezia e di architettura con un contributo di “Puntopao”.

La Pagina del Dibattito 8 Aggiornata al 27 Dicembre 1999. Inevitabili gli auguri di fine millennio. Si parla di Basiliche restaurate a tempo di record, mentre Lucilla ci parla dell’inesorabile incongruenza tra i sogni e la realtà. Sandro Lazier riapre il dibattito su “etica ed estetica” con una serie di interessanti interventi tra i quali spicca una relazione di Bruno Zevi.

La Pagina del Dibattito 9 Aggiornata al 24 Gennaio 2000. E ridendo, scherzando e chiacchierando siamo nel 2000… Un omaggio a Zevi, qualche intervento su “architettura” “architettese” e “progettazione”

La Pagina del Dibattito 10 Aggiornata al primo Febbraio 2000. Siamo disposti a dibattere per ore su questioni di “forma” dell’involucro edilizio perdendo di vista l’elemento fondamentale: colui che si troverà a vivere all’interno degli ambienti da noi progettati, forse il vero parametro di giudizio su quanto ci sia di giusto o sbagliato nel nostro lavoro… e Voi cosa ne pensate? Aggiornata al 7 Febbraio 2000 (la seconda parte). Iniziamo con un articolo su Zevi. Segue un domanda: sbarcare il lunario od essere fedeli ai propri ideali? C’è chi critica docenti universitari e riviste d’architettura e chi consiglia di costruire con sabbia o… Aggiornata al 23 Febbraio 2000 (la terza parte). Architettura solo “linguaggio” o anche “linguaggio”?

La Pagina del Dibattito 11 Aggiornata al 24 Marzo 2000. Parliamo un po’ di sicurezza nei cantieri, di centri storici violati, di riviste d’architettura…

La Pagina del Dibattito 12 Aggiornata al 26 Aprile 2000. Parliamo d’urbanistica…

La Pagina del Dibattito 13 Aggiornata al 6 Maggio 2000. Ospitiamo dei nuovi amici appassionati di Design.

La Pagina del Dibattito 14 Aggiornata al 29 Giugno 2000. Ci affacciamo all’estate… Qualcuno ha voglia di dibattere sull’architettura? Ma come si scrive…? Ghery o Gehry…?

La Pagina del Dibattito 15 Aggiornata al 5 Agosto 2000. Qualche parolina sugli appalti pubblici in Italia… e poi tutti al mare… (o in montagna?)

La Pagina del Dibattito 16 Aggiornata al primo Ottobre 2000. In primo piano l’American Center a Parigi di F. Gehry ed un intervento sulla Biennale veneziana.

La Pagina del Dibattito 17 Aggiornata al venti Ottobre 2000. Parliamo di concorsi… e della Biennale Veneziana.

La Pagina del Dibattito 18 Aggiornata al ventitre Novembre 2000. Parliamo architetti e architettura… ruderi moderni… avanguardie… Aggiornata al dodici Gennaio 2001 (la seconda parte). Si parla di Klaus Kada, e qualche intervento sull’arte e l’architettura.

La Pagina del Dibattito 19 Aggiornata al diciannove Febbraio 2001. Per iniziare il nuovo millennio, un sondaggio su come affrontare la nostra professione.

La Pagina del Dibattito 20 Aggiornata al diciannove Marzo 2001. Ohé… ragazzi, che si fà… si chiude…? da una parte gli iscritti alla mailing list crescono e dall’altra gli interventi diminuiscono… bho…? certo non posso obbligare a parlare chi non ha nulla da dire, ma se al risveglio dal letargo invernale a qualche collega spuntasse un’idea od un’opinione sull’architettura, qua avrà il suo bravo spazio dove renderla pubblica…

La Pagina del Dibattito 21 Aggiornata all’undici Luglio 2001. Riparliamo di Concorsi… Da un po’ di tempo imperversano nel nostro BelPaese, un po’ per obbligo (leggetevi la Merloni ter…) un po’ per sfoggio di novella democrazia, vari concorsi di progettazione architettonica…

La Pagina del Dibattito 22 Aggiornata al primo Settembre 2001. “Il vento della destra comincia a soffiare impetuoso anche sull’architettura e sull’urbanistica”. Comincia così la risposta di Vittorio Gregotti apparsa sul Corriere della Sera agli attacchi di Massimiliano Fuksas rivolti agli “urbanisti di sinistra”riportati sul suo libro-intervista “Caos sublime”…

La Pagina del Dibattito 23 Aggiornata al tre Novembre 2001. Introduco questa pagina del Dibattito con il contenuto di una lettera di Hermann Finsterlin sul tema della pace, con la speranza che anche in questo inizio di secolo, la pace non diventi un’irraggiungibile utopia… Seguono riflessioni sui musei e sull’arte come business …

La Pagina del Dibattito 24 Aggiornata al nove gennaio 2002. Un intervento di un nostro giovane lettore sui metodi e le finalità delle nostre Facoltà di architettura, uno di Riccardo Fagnani sulla ricostruzione delle Twin Towers ed un intervento dell’autore sulle diatribe tra architetti e sottosegretari